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Main Stage by ONESOLO #001 ONESOLO
Tutto parte da un negozio di dischi a Rimini.
È il 1989. Paul Oakenfold e Danny Rampling sono in Italia — probabilmente a Ibiza — e sentono un disco che non conoscono. Chiedono a Daniele Davoli, il DJ di Black Box, quante copie ci sono disponibili. Venti nel negozio, venti in magazzino, altri dal distributore. I due britannici le comprano tutte. Le portano in Inghilterra. Il disco si chiama Ride On Time.
In quel momento, il suono che era partito da Chicago nel 1977 attraversa la Manica in direzione inversa — dall’Europa continentale verso Londra, con le mani di due produttori italiani di Rimini.
È la storia più bella di questa serie: l’allievo che insegna al maestro. Il continente che restituisce alla Gran Bretagna ciò che la Gran Bretagna aveva ricevuto dagli Stati Uniti.
La scena italiana nasce dalla stessa radice di quella britannica: Ibiza. Ma con una specificità tutta italiana.
“Ibiza aveva un forte seguito italiano nella metà degli anni ’80”, racconta Daniele Davoli — cuore produttivo di Black Box — a DJ Mag. “Trovavi spagnoli e tedeschi, ma erano soprattutto italiani — persone gay e designer di moda. Ibiza era cara, quindi Rimini offriva agli italiani un’atmosfera simile a prezzi accessibili. E Ibiza divenne sempre più deserta per gli italiani dopo il 1987.”
Rimini diventa la Miami italiana. I DJ di quella riviera romagnola assorbono il suono di Chicago che arriva via Londra, via Ibiza, via cassette registrate, e lo rielaborano con una sensibilità tutta locale: più solare, più melodico, più vocale. Meno freddo del suono originale di Chicago, più adatto a un pubblico che vuole emozione immediata.
Nasce l’italo house — o spaghetti house, come la chiameranno i britannici con ironia che diventerà presto affettuosa. La caratteristica principale è l’uso massiccio del pianoforte: accordi ripetuti, melodici, ipnotici. Non il pianoforte hard di Marshall Jefferson, ma qualcosa di più barocco, più europeo. E le voci: grandi voci soul afroamericane campionate — Loleatta Holloway, Martha Wash, Jocelyn Brown — appoggiate sopra beat europei.
Le label che fanno la storia sono due: Discomagic Records di Roma e Media Records di Gianfranco Bortolotti — il produttore dietro Cappella, RAF, East Side Beat, i 49ers. Decine di alias, centinaia di dischi, un suono che dominerà le classifiche britanniche tra il 1989 e il 1991.
Il disco di Black Box era già noto in Italia quando Oakenfold e Rampling lo portano in Inghilterra. Ma quello che succede a Londra supera ogni aspettativa.
Ride On Time campiona Love Sensation di Loleatta Holloway — una voce straordinaria, gospel e soul mescolati insieme — e la appoggia su un beat di pianoforte e drum machine che è immediatamente riconoscibile come italiano. Il volto pubblico del gruppo è Katrin Quinol, modella francese. La voce vera è quella di Martha Wash — che non viene accreditata, e che porterà Black Box in tribunale anni dopo. Ma nel 1989 nessuno sa ancora come si chiama chi canta davvero.
Sei settimane al numero uno in UK nel 1989. Disco più venduto dell’anno in Gran Bretagna. Otto milioni di copie nel mondo. Prima di Ride On Time, la scena italiana era roba da specialisti e importatori. Dopo, è mainstream globale.
Il flusso si inverte definitivamente. Chicago aveva inviato il segnale. Londra lo aveva amplificato. Rimini lo aveva reinventato. E ora tornava a Londra — numero uno nelle classifiche pop, accanto a Madonna e ai Simply Red — come qualcosa di completamente nuovo.
Il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino.
Quella notte — e nelle settimane successive — migliaia di persone dell’est entrano a Berlino Ovest per la prima volta nella loro vita. Trovano una città in festa, euforia da liberazione collettiva, e qualcosa che non avevano mai sentito prima: la musica elettronica che stava già conquistando l’Occidente.
Il 1° luglio 1989, quattro mesi prima della caduta del Muro, 150 persone hanno marciato per la prima volta sullo Kurfürstendamm di Berlino Ovest dietro un Volkswagen Transporter pieno di casse. Si chiama Love Parade. Due anni dopo, saranno 5.000. Nel 1999, un milione.
Ma è il Tresor che incarna meglio quello che succede a Berlino. Dimitri Hegemann — organizzatore del festival Berlin Atonal — va a Chicago nel 1990 in cerca di musica per una band britannica. Si imbatte in un disco senza nome su etichetta bianca con un numero di telefono stampato sopra. Il prefisso è 313 — Detroit. Chiama. Risponde Jeff Mills.
Hegemann invita Mills e i suoi colleghi all’ultima edizione di Atonal. Quello che sente lo convince a chiudere il festival e aprire qualcosa di nuovo. Nel marzo del 1991, nei sotterranei di un ex magazzino su Potsdamer Platz — gli stessi spazi che erano stati parte del sistema di sorveglianza del confine tra est e ovest — apre il Tresor.
Juan Atkins, Jeff Mills, Blake Baxter salgono in consolle e dicono che si sentono a casa. Berlino diventa Detroit, Detroit diventa Berlino. Il suono che era nato dalla crisi industriale di una città americana trova la sua casa europea in un’altra città uscita dalla divisione forzata.
“Dopo anni di separazione le persone volevano festeggiare”, dice Hegemann, “e noi abbiamo trovato la giusta colonna sonora.”
C’è una storia personale che racconta meglio di qualsiasi analisi come il suono di Chicago ha conquistato il continente. Si chiama Laurent Garnier, è francese, ed è forse il DJ europeo più importante della sua generazione.
A 14 anni crea una radio pirata sulle onde corte. Nel 1984 si trasferisce a Londra come cameriere per l’ambasciata francese. Nel 1986 si sposta a Manchester. Il 7 ottobre 1987 debutta ai piatti dell’Haçienda, con il nome di DJ Pedro.
“La prima volta che ho sentito Strings of Life di Derrick May mi sono messo a piangere”, dice Garnier. Quella musica — così meccanica, così umana — gli apre un mondo.
Alla fine del luglio 1988, Garnier deve tornare in Francia per il servizio militare. Suona sette notti su sette a Parigi — al Palace, alla Loco, al Rex Club — portando il suono dell’Haçienda e del Shoom in una città che non sa ancora cosa farsene. Suona French Kiss di Lil Louis anche cinque volte per sera. Torna a Manchester per la seconda Summer of Love. Poi, a settembre 1989, si stabilisce definitivamente in Francia.
La scena francese che Garnier contribuisce a costruire è diversa da quella britannica: più underground, più osteggiata dalle istituzioni — in Francia i rave vengono associati alla criminalità, la politica li combatte apertamente, la techno è considerata pericolosa — ma più radicata, più intellettuale, più duratura. Da quel lavoro sotterraneo nascerà, a metà degli anni ’90, la French Touch: Daft Punk, Air, Cassius. Il suono francese che conquisterà il mondo sarà figlio diretto di quelle notti al Rex Club in cui Garnier suonava davanti a poche centinaia di persone quello che aveva imparato a Manchester.
Ma quello che era successo non poteva essere disfatto.
Il suono di Frankie Knuckles in una fabbrica dismessa di South Jefferson Street a Chicago aveva attraversato l’Atlantico su cassette registrate e vinyl importati. Aveva conquistato Londra con un disco che non avrebbe dovuto qualificarsi per la classifica. Aveva incendiato l’Inghilterra nelle estati del 1988 e 1989. Aveva attraversato la Manica ed era arrivato a Rimini, dove tre produttori italiani lo avevano reinventato e rimandato indietro al numero uno.
Aveva trovato la sua casa europea nei bunker abbandonati di Berlino riunificata. Aveva messo radici a Parigi attraverso le orecchie di un ragazzo francese che aveva pianto sentendo Strings of Life in un club di Manchester.
Nel 1992 il mondo è pieno di varianti di quel suono. Eurodance, progressive house, trance, techno, deep house, garage — tutti figli o nipoti di quello che era partito da Chicago. Ogni città europea ha il suo club, la sua scena, la sua versione.
Il linguaggio è diventato universale. La cassa dritta — quattro quarti, kick su ogni battito — è la cosa più democratica che la musica popolare abbia mai prodotto: non importa da dove vieni, non importa che lingua parli. Se senti quella cassa, il tuo corpo risponde.
Frankie Knuckles non lo sapeva, nel 1977, quando collegava il registratore a bobine al mixer in una fabbrica nel West Loop di Chicago. Stava solo cercando di tenere la gente sul dancefloor.
Ci è riuscito per sempre.
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Scritto da: Redazione
Berlino Black Box Francia house Italia Laurent Garnier Ride On Time storia Tresor
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