Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
Radio APPALLA cassa e basta!
play_arrow
Main Stage by ONESOLO #001 ONESOLO
Tutto comincia con un cartello.
Da qualche parte a Chicago, all’inizio degli anni Ottanta, un bar espone un foglio scritto a mano: “Qui suoniamo musica House.” La parola non indica ancora un genere, un movimento, un’industria da miliardi di dollari. Indica semplicemente la musica che si suona al Warehouse — il club al 206 di South Jefferson Street, una ex fabbrica su tre piani nel West Loop, dove ogni sabato notte cinquecento persone entrano a mezzanotte e escono la domenica a mezzogiorno, sudati, esausti e trasformati.
È Frankie Knuckles stesso a raccontarlo: si imbatté in quel bar, lesse quel cartello e capì che stava succedendo qualcosa di irreversibile.
Da quel cartello nasce tutto il resto.
Francis Nicholls — per tutti Frankie Knuckles — nasce nel South Bronx nel 1955. A diciassette anni inizia a fare il DJ al Better Days di New York. Nel 1972 viene chiamato al Gallery, il club di Nicky Siano su West 22nd Street, dove incontra due persone che cambieranno la sua vita e quella della musica dance mondiale: Larry Levan e lo stesso Siano.
Sono loro tre, insieme a Kenny Carpenter, tra i primi a praticare sistematicamente il beat matching — portare due dischi allo stesso tempo senza interruzioni, creando un flusso continuo che tiene il dancefloor in uno stato di trance permanente. Inventano anche il terzo piatto: il primo e il secondo per i dischi, il terzo per inserire effetti e suoni in tempo reale. È il 1972. La disco non esiste ancora come genere codificato. Ma il DNA di quello che verrà è già tutto lì, in quella console su West 22nd Street.
Knuckles e Levan crescono insieme, suonano insieme, imparano insieme. Poi i loro destini divergono — e quella divergenza cambia la storia.
Nel 1976 un gruppo di imprenditori di Chicago vuole aprire un nuovo club. Cercano un DJ resident. Contattano Larry Levan — già leggenda dell’underground newyorkese, già in procinto di costruire il Paradise Garage. Levan non ha nessuna intenzione di lasciare New York. Ma conosce la persona giusta.
“Chiama Frankie”, dice.
Frankie Knuckles arriva a Chicago nel 1977. Il club si chiama Warehouse. È una fabbrica dismessa su tre piani trasformata in qualcosa che non aveva ancora un nome. Il pubblico è composto principalmente da uomini neri e latini, in gran parte gay. L’ingresso costa cinque dollari. All’interno c’è succo di frutta gratis.
E c’è Frankie Knuckles.
Knuckles porta con sé il suono di New York — i dischi Salsoul, la Philadelphia International Records, il soul della Costa Est. Ma il pubblico di Chicago è diverso da quello newyorkese. Vuole qualcosa di più duro, più ripetitivo, più fisico. Knuckles inizia ad adattarsi.
Collega un vecchio registratore a bobine al mixer. A casa, isola i break ritmici dei brani soul che ama, li assembla in loop ipnotici, aggiunge pattern di drum machine, strati di sintetizzatore. Poi porta quelle manipolazioni al club e le inserisce nel set in tempo reale. Il risultato è qualcosa che non esiste da nessun’altra parte: un suono che ha le radici nel funk, nel jazz, nel gospel e nel soul, ma che suona come il futuro.
“Quando ero dietro il mixer al Warehouse sapevo sempre dove quella musica proveniva”, disse Knuckles. “E sapevo dove doveva andare. Al cuore. Sempre.”
È su quel piano di mezzo, con il basso che fa vibrare le pareti di una fabbrica dismessa, che nasce la house music. Non in uno studio di registrazione. Non in una label. In un dancefloor.
Nel 1982 il Warehouse raddoppia il prezzo dell’ingresso, diventa più commerciale. Knuckles decide di uscire e aprire un suo club: il Power Plant. I suoi fan lo seguono.
Il proprietario del Warehouse, Robert Williams, cerca un sostituto. Lo trova nel DJ Ron Hardy, e ribattezza il club Music Box.
Hardy è l’altra metà della storia di Chicago. Dove Knuckles era fluido, elegante, spirituale — Hardy era maniacale, imprevedibile, brutale. Alzava il pitch dei dischi oltre ogni limite ragionevole, mixava disco europea, new wave e rock senza rispetto per la coerenza stilistica. Il Music Box era così rumoroso che il basso muoveva le persone in ogni angolo del locale, non solo sulla pista. Era un’energia infinita e spesso destabilizzante.
È in quel contesto — Hardy che suona nastri di aspiranti produttori che gli portavano tracce direttamente in consolle — che nascerà l’acid house. Ma questa è un’altra storia.
Hardy muore nel 1992, di malattia correlata all’AIDS, senza aver mai ricevuto il riconoscimento che meritava. Marshall Jefferson, uno dei grandi produttori di Chicago, disse di lui: “Era molto silenzioso, ma intenso. Si capiva che aveva un ego. Era molto gentile, eppure sul dancefloor diventava una forza della natura.”
La casa discografica non basta per spiegare come la house sia diventata un fenomeno di massa. C’è un altro pezzo fondamentale: la radio.
A Chicago, la stazione WBMX-FM manda in onda il Friday Night Jam con cinque DJ — Farley “Jackmaster” Funk, Mickey Oliver, Ralphi Rosario, Kenny “Jammin” Jason e Scott “Smokin” Silz — che diventeranno leggendari come gli Hot Mix 5. Ogni sera oltre un milione di ascoltatori sintonizzati. I loro mix vengono registrati su cassetta e circolano in tutta America — e poi, lentamente, fuori dall’America.
È così che il suono di Chicago comincia il suo viaggio.
Il 1983 è l’anno in cui il termine “house music” diventa ufficiale: la casa discografica Imports Etc di Chicago inizia a vendere dischi con quella denominazione. Nel 1985 nascono le due etichette fondamentali:
Trax Records di Larry Sherman — la più selvaggia, la più caotica, la più importante. Pubblica Your Love di Frankie Knuckles e Jamie Principle, Can You Feel It di Mr. Fingers (Larry Heard), Acid Tracks dei Phuture. Dischi che ancora oggi suonano come messaggi dal futuro.
DJ International Records di Rocky Jones — più orientata al mercato, più attenta al suono pop della house. È Rocky Jones che porterà i DJ di Chicago in Europa.
Nell’estate del 1986 accade qualcosa di decisivo: I Can’t Turn Around di JM Silk diventa il primo disco house a raggiungere il numero uno della classifica dance di Billboard. La house non è più underground. Non del tutto.
Nel 1986 un DJ di Londra di nome Ian Levine torna da un viaggio di ricerca dischi negli Stati Uniti con le orecchie ancora piene di suoni di Chicago. A giugno di quell’anno, con Hans Zimmer — sì, quello che poi vincerà l’Oscar per Il Re Leone — produce il primo disco house britannico: On The House (Chicago Mix) di Midnight Sunrise. Non diventa una grande hit. Ma segna l’inizio di qualcosa.
Poi, tra gennaio e febbraio del 1987, Jack Your Body di Steve “Silk” Hurley arriva al numero uno della UK Chart. È la prima volta che un disco house conquista la vetta di una classifica europea.
E nel marzo dello stesso anno, Marshall Jefferson, Frankie Knuckles, Adonis e Larry Heard salgono su un aereo e atterrano in Gran Bretagna per un tour. Quello che trovano li sorprende: un pubblico che già conosce la loro musica, che l’ha ascoltata sulle cassette registrate dalle trasmissioni radio di Chicago, che l’aspettava.
La house music ha attraversato l’Atlantico. Non ha chiesto il permesso. È semplicemente arrivata.
Cinque dischi fondamentali di questa prima era Chicago:
Nella prossima puntata: 1986-1987. Come il suono di Chicago attraversa l’Atlantico, conquista Londra, trova Ian Levine all’Heaven e Danny Rampling su un volo per Ibiza. Il momento in cui la house smette di essere americana e diventa universale.
RADIO APPALLA
La radio dance che mancava.
E tu — eri al Warehouse o lo hai scoperto dopo?
cassa e basta
Scritto da: Redazione
chicago Frankie Knuckles nascita house music anni 80 Ron Hardy storia house music Warehouse
La musica APPALLA in onda 24 ore al giorno 7 su 7. Balla e Basta!
close
9:00 pm - 10:00 pm
1
play_arrowMorgan Page, Philip Strand & Siks
play_arrow
Highlights (Morgan Page & Siks VIP Mix) Morgan Page, Philip Strand & Siks
play_arrow
Stereo Musica Kharfi Feat. Matilde
play_arrow
Never Meet (Dino Brown Radio Edit) Gayà & Dino Brown
play_arrow
The Word Is Love PAKY FRANCAVILLA
play_arrow
I Don't Know Gabry Ponte & Erika