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Main Stage by ONESOLO #001 ONESOLO
C’è un prima e un dopo.
Per migliaia di persone cresciute in Gran Bretagna, il confine non è segnato da un evento politico, da un film, da un album. È segnato da una notte precisa — spesso impossibile da datare, spesso impossibile da descrivere a chi non c’era — in cui sono entrati in un club o in un capannone industriale e qualcosa si è rotto per sempre dentro di loro.
Non nel senso cattivo. Nel senso che non sarebbero mai più stati gli stessi.
Il 1988 è l’anno in cui quello succede — non a poche centinaia di persone nei club underground di Londra, ma a un’intera generazione. È il momento in cui la house music di Chicago smette di essere un segreto di nicchia e diventa la colonna sonora di una rivoluzione giovanile che spaventa il governo, scandalizza i tabloid e cambia per sempre il modo in cui gli inglesi escono di casa il sabato sera.
Mentre Londra scopre lo Shoom e il Spectrum, a nord sta già succedendo qualcosa di diverso.
L’Haçienda è un club di Manchester fondato nel 1982 da Tony Wilson — il creatore della Factory Records, l’uomo dietro i Joy Division e i New Order — e dai New Order stessi, che ci hanno letteralmente investito i soldi del loro disco più famoso, Blue Monday. Negli anni iniziali è un disastro economico: troppo grande, acustica pessima, pubblico scarso. Ci vogliono sei anni prima che diventi il club più importante d’Europa.
Il DJ resident delle notti del venerdì, Mike Pickering, suona house di Chicago dal 1985 — fin dalle prime uscite su Trax Records. Per tre anni costruisce pazientemente un pubblico che capisce quella musica. Poi, nell’estate del 1988, arriva l’ecstasy a Manchester.
“Andavamo all’Haçienda prima che tutto cominciasse”, racconta la clubber Catherine Obi a Mixmag. “Un weekend siamo entrati con i nostri abiti normali da club — collant neri, anfibi, giubbotti MA1 — ma la gente era in maglietta, sudata. Pensai: che cazzo sta succedendo? Nel giro di un mese avevamo preso la nostra prima pillola ed eravamo completamente dentro. Fu molto, molto strano vedere quanto in fretta tutto cambiò. Era come isteria di massa. Ma era proprio quello il bello — all’improvviso era come: ‘oh mio dio, guarda — siamo tutti insieme!'”
Per la prima volta nella sua storia, l’Haçienda è piena sette notti su sette. La pessima acustica dell’ex magazzino tessile viene sconfitta dal volume puro — il basso penetra nelle pareti, nei pavimenti, nei corpi. Laurent Garnier, un giovane francese trasferitosi a Manchester per lavorare nel ristorante di sua sorella, finisce per fare il DJ lì. Diventerà uno dei più grandi della storia.
Manchester si trasforma in Madchester. I New Order tornano da Ibiza con le orecchie piene di acid house — stanno registrando Technique sulle Baleari — e il cerchio si chiude.
A Londra, Paul Oakenfold — uno dei quattro DJ tornati da Ibiza nell’estate del 1987 — apre il Spectrum all’Heaven di Charing Cross Road nell’aprile del 1988. Ogni lunedì sera. Tremila persone. Il Shoom di Rampling è diventato troppo piccolo per la domanda — in poche settimane la fila fuori dalla palestra di Southwark Street conta più di mille persone per trecento posti.
Londra non ha mai visto niente del genere. Club eclettici come il Shoom e il Spectrum abbattono barriere che sembravano permanenti: gay e straight, bianchi e neri, middle class e working class, modelli e meccanici — tutti in maglietta bianca, tutti sudati, tutti con le braccia alzate verso lo stesso soffitto.
Il Daily Mail lo chiama “il culto sinistro e malvagio” dell’acid house. Il Sun manda un giornalista sotto copertura all’Heaven e pubblica un’inchiesta sui “drogati” che indossano magliette con scritto “Can you feel it?” e “Drop acid not bombs” — interpretando acid come LSD invece che come acid house. La confusione è genuina. E gratuita.
Poi qualcuno ha un’idea geniale. Sull’articolo del Sun campeggia una foto: ragazzi in maglietta con lo smiley giallo. Il giorno dopo, quegli stessi ragazzi portano i giornali nei club, li mostrano, ridono. Lo smiley diventa il simbolo di resistenza involontaria di una generazione contro chi non capisce.
Sir Richard Branson, proprietario dell’Heaven, dice a Oakenfold che non deve chiudere — deve solo rinominare il club. Spectrum diventa Land of Oz. Stessa musica, stesso pubblico, stesso smiley.
Entro l’estate del 1988 i club non bastano più. Il fenomeno è esploso oltre ogni capacità gestibile dalle licenze e dalle strutture esistenti.
Nascono i promoter. Tony Colston-Hayter ha ventidue anni quando fonda Sunrise. Wayne Anthony, Andrew Pritchard e Keith Brooks fondano Genesis in ottobre, aprendo il loro primo evento — Chapter 1 — in un capannone occupato ad Aldgate East, Londra. Biology, Energy, World Dance: nomi che diventano leggendari nell’arco di poche settimane.
La formula è sempre la stessa. Si compra un impianto audio enorme. Si trova un capannone abbandonato, un aeroporto dismesso, un campo. Si stampa un flyer con un numero di telefono. Poche ore prima del party, quel numero risponde con le istruzioni per il punto di raccolta. Da lì, un convoglio di macchine segue le istruzioni su un atlas stradale — i telefoni cellulari esistono, ma sono ancora roba da yuppie — fino alla location.
La polizia impara in fretta. Inizia una partita a guardie e ladri lunga due estati: elicotteri, posti di blocco, camion che bloccano i caselli dell’autostrada. I ravers imparano altrettanto in fretta. Se bloccano la A40, si prende la M25. Se bloccano la M25, si va in B-road. Il convoglio si muove finché non trova spazio.
Il 5 novembre 1988, Sunrise vende 4.000 biglietti per un party in una gasometro abbandonata a Londra — la stessa location dove era stato girato Full Metal Jacket. La polizia in tenuta anti-sommossa la sgombera alle tre di notte. Alle cinque del mattino, superati in numero dagli irriducibili che hanno scalato recinzioni bardate e attraversato corsia d’emergenza dell’autostrada per entrare, la polizia si ritira. In consolle quella notte c’è Carl Cox, che usa tre piatti contemporaneamente. Quindicimila persone ballano fino all’alba in una gasometro.
Quella notte, Carl Cox diventa “il Mago dei Tre Piatti”. Non sarà mai più uno sconosciuto.
Il nome Orbital — la band che Phil e Paul Hartnoll formeranno poco dopo — viene direttamente dall’autostrada. Durante un raid in un party a Sevenoaks, il ventenne Paul Hartnoll viene picchiato dalla polizia in uniforme. Si riprende. Forma la band. La chiama Orbital in onore della M25 che li aveva portati alle feste.
In questo contesto esplodono i brani che ancora oggi identificano quella stagione:
S’Express — Theme From S-Express (aprile 1988) — il primo dopo Pump Up The Volume a portare il suono del dancefloor al numero uno in UK. Mark Moore campiona tutti — Rose Royce, Karen Finley, i Trammps — e costruisce qualcosa di irresistibile.
Inner City — Good Life (1988) — Kevin Saunderson porta Detroit a Londra. La voce di Paris Grey sopra quei synth entra in ogni radio europea. È il momento in cui la techno di Detroit e la house di Chicago si fondono in qualcosa di pop senza perdere l’anima.
Lil Louis — French Kiss (1989) — un’escalation di BPM e tensione sessuale che viene censurata dalla BBC per il gemito femminile che cresce con la musica. Ogni DJ in Europa la vuole.
808 State — Pacific State (1989) — Manchester risponde con il suo suono: ambient house, saxofono, melodia. Il futuro che si apre invece di chiudersi.
L’estate del 1989 è la più grande. Sunrise porta 11.000 persone in un aeroporto dismesso a White Waltham, Berkshire — il Midsummer Night’s Dream. Il Sun titola “SPACED OUT” e descrive “ragazzini così drogati da strappare la testa ai piccioni”. I piccioni non esistono. Le descrizioni di coriandoli vengono scambiate per bustine di ecstasy.
Ma il sogno si sta già incrinando. Le gang criminali seguono i soldi. La morte di Clair Leighton, sedici anni, all’Haçienda di Manchester mette i tabloid in prima pagina. La polizia aumenta la pressione. I Genesis vengono rapiti e minacciati di morte se non pagano il venticinque percento degli incassi a una banda criminale.
Il Parlamento britiannico inizia a lavorare a quello che diventerà il Criminal Justice Act del 1994 — una legge che criminalizzerà esplicitamente la musica con “una serie ripetuta di beats” suonata all’aperto senza licenza.
Ci vorranno cinque anni. Ma la stagione dei grandi rave è già finita nella primavera del 1990. Quello che resta è qualcosa di più grande e più duraturo: un’intera generazione britannica che ha scoperto una nuova idea di comunità, di libertà, di musica. E i club che cresceranno da quella cultura — dal Ministry of Sound al Fabric — porteranno avanti quell’eredità per i decenni successivi.
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E tu — eri ai rave del 1988? Raccontacelo nei commenti.
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Scritto da: Redazione
1988 acid house Haçienda Inghilterra M25 Manchester rave Summer of Love 1988 UK storia
10:00 pm - 11:00 pm
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