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UMG vs TuneCore — 500 milioni, falsi Kendrick Lamar e un accordo in silenzio

today6 Aprile 2026 5

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La causa più discussa nella storia della distribuzione indipendente si chiude il 3 aprile 2026. I termini restano segreti. Le domande no.

Ci sono cause legali che cambiano le regole del gioco. Questa potrebbe essere una di quelle — o potrebbe essersi chiusa senza cambiare nulla di concreto. Non lo sappiamo ancora, perché i termini dell’accordo non sono stati resi pubblici.

Quello che sappiamo è che il 3 aprile 2026, gli avvocati di Universal Music Group e di Believe hanno chiesto a un giudice federale di archiviare il caso. Non è stato chiarito se Believe abbia accettato di pagare somme a UMG o di modificare le pratiche contestate. I termini dell’accordo non sono stati divulgati, e nessuna delle due parti ha commentato i dettagli. Un portavoce di Believe ha dichiarato soltanto: “Il contenzioso è stato risolto amichevolmente.”


La storia — Kendrik Laamar e l’infrazione industriale

La causa era nata nel novembre 2024. UMG, affiancata da ABKCO e Concord Music Group, aveva accusato Believe e la sua sussidiaria TuneCore di qualcosa di preciso e documentato: la distribuzione su larga scala di brani contraffatti — versioni accelerate o leggermente remixate di canzoni di artisti come Kendrick Lamar, Ariana Grande e Justin Bieber — spesso pubblicate sotto nomi di artisti come “Kendrik Laamar”, “Arriana Gramde” e “Jutin Biber”.

Non stiamo parlando di cover dichiarate o remix autorizzati. UMG accusava Believe di aver distribuito milioni di versioni leggermente alterate di brani major a piattaforme streaming e video, permettendo agli uploader di aggirare i sistemi di content identification come quello di YouTube.

Il meccanismo è semplice quanto efficace: acceleri una traccia del 5%, cambi leggermente il titolo, carichi su TuneCore con un nome che assomiglia all’artista originale. Il sistema di riconoscimento automatico non lo intercetta. Le royalties arrivano — rubate.

La richiesta di danni era di 500 milioni di dollari. Believe ha negato con forza tutte le accuse, dichiarando di prendere “molto sul serio il rispetto del copyright”.


Il nodo centrale — la responsabilità dei distributori

La causa non riguardava solo Believe. Riguardava un modello di business.

TuneCore, come i suoi competitor, opera su un principio di accesso aperto: chiunque firma un accordo standard può caricare musica e distribuirla globalmente. La critica di UMG era che questo modello, senza un sistema di controllo adeguato, era diventato un vettore di infrazione su scala industriale.

Un esperto citato da Billboard durante la causa aveva detto una cosa importante: “Questi problemi non sono certamente esclusivi di TuneCore.” DistroKid, CD Baby, Amuse — tutta la distribuzione indipendente ha le stesse vulnerabilità strutturali. Chiunque può caricare qualsiasi cosa.

Il problema si intreccia con l’AI. Deezer ha stimato ad aprile 2025 che il 18% dei contenuti caricati ogni giorno sulla propria piattaforma è generato da AI. Una parte crescente riguarda attori malintenzionati che generano brani falsi con strumenti AI e usano bot per raccogliere royalties. TuneCore era il caso più eclatante, ma il fenomeno è sistemico.


Cosa rimane aperto

L’accordo chiude la causa. Non chiude le domande.

Believe ha cambiato le sue policy di moderazione? Ha pagato un risarcimento? Si è impegnata a implementare sistemi di controllo più stringenti prima dell’upload? Nessuno lo sa — i termini restano confidenziali.

Quello che rimane certo è che questa causa ha messo sul tavolo un tema che l’industria non può più ignorare: la distribuzione indipendente aperta a tutti, senza controlli, è un’infrastruttura che può essere usata tanto per liberare gli artisti quanto per derubarli. E le major — che negli anni hanno perso quote di mercato proprio per l’ascesa delle piattaforme indie — non intendono restare a guardare.

Dal 2020 al 2024, il fatturato di Believe è cresciuto del 124%, raggiungendo 1,05 miliardi di dollari. Parte di quella crescita era legittima — la distribuzione indipendente è esplosa in tutto il mondo. Quanta parte no, lo avrebbe dovuto dire il processo. Invece, si è chiuso in silenzio.

FAQ — UMG vs TuneCore e Believe

Di cosa accusava UMG Believe e TuneCore?
Universal Music Group, affiancata da ABKCO e Concord Music Group, accusava Believe e la sua sussidiaria TuneCore di aver distribuito su larga scala versioni contraffatte di brani di artisti come Kendrick Lamar, Ariana Grande e Justin Bieber — spesso accelerate o leggermente remixate per aggirare i sistemi di content identification, e pubblicate sotto nomi falsificati come “Kendrik Laamar” o “Arriana Gramde”. La richiesta di danni era di 500 milioni di dollari.
Come si è conclusa la causa?
Il 3 aprile 2026 gli avvocati di entrambe le parti hanno chiesto al giudice federale l’archiviazione del caso. I termini dell’accordo non sono stati resi pubblici — non è noto se Believe abbia pagato somme a UMG o modificato le proprie pratiche operative. Un portavoce di Believe ha dichiarato solo che il contenzioso è stato “risolto amichevolmente”.
Cos’è TuneCore e cosa c’entra con gli artisti indipendenti?
TuneCore è una delle principali piattaforme di distribuzione musicale per artisti indipendenti — fondata nel 2006, acquisita da Believe nel 2015. Permette a chiunque di caricare musica e distribuirla globalmente su Spotify, Apple Music, YouTube e oltre 150 piattaforme con un abbonamento annuale. È uno strumento legittimo usato da milioni di artisti, ma il suo modello di accesso aperto — senza verifiche preventive sui contenuti — lo ha reso vulnerabile all’abuso da parte di attori malintenzionati.
Il problema è limitato a TuneCore?
No. Durante la causa, esperti del settore hanno dichiarato esplicitamente che il problema non è esclusivo di TuneCore — riguarda l’intero modello della distribuzione indipendente aperta. DistroKid, CD Baby e altri operatori hanno le stesse vulnerabilità strutturali. Il fenomeno si intreccia con l’esplosione di contenuti generati dall’AI: nel 2025 Deezer ha stimato che il 18% dei contenuti caricati giornalmente sulla sua piattaforma è prodotto da AI, con una quota crescente legata a tentativi di frode royalties.

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Usi TuneCore o un altro distributore? Hai mai incontrato brani fake sulla tua pagina artista?

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Scritto da: Redazione

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