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Main Stage by ONESOLO #001 ONESOLO
Robyn torna dopo 8 anni con un disco di synth arpeggiatistici, IVF rap e libertà totale. 29 minuti che suonano come Body Talk ma parlano la lingua del 2026.
Ci sono dischi che aspetti. E poi ci sono dischi che aspetti otto anni.
Robyn ha pubblicato Honey nel 2018, è sparita, è sopravvissuta a una pandemia, ha rotto una relazione lunga, ha deciso di diventare madre da sola tramite IVF, ha avuto un figlio, ha aspettato altri tre anni prima di tornare in studio. E quando è tornata, ha fatto esattamente quello che ci si aspetta da lei: ha ignorato tutte le aspettative.
Sexistential è il nono album della svedese più influente della storia della dance pop. È breve — 29 minuti, 9 tracce. È spudorato, divertente, commovente e techno. Ed è, senza esagerare, uno dei migliori dischi della sua carriera.
Honey (2018) era un disco di meditazione. Groove lenti, produzione rarefatta, Robyn che elaborava una perdita in modo quasi privato. Era bellissimo. Ma non era quello che il dancefloor si aspettava da lei.
Sexistential è il contrario. Robyn ha ritrovato Klas Åhlund — il produttore svedese con cui aveva lavorato su Body Talk — e insieme hanno costruito qualcosa che suona come un ritorno a casa. Basso pulsante, synth arpeggiatistici, kick che martella. Il DNA di Dancing on My Own e Call Your Girlfriend è riconoscibile ovunque.
“Sexistential feels like a spaceship coming through the atmosphere at a really high speed and crash landing. I’d had all these experiences searching too far out into space, and now I’m crashing back into myself.”
— Robyn
Basso gommoso, synth che rimbalzano come pioggia estiva. Una canzone sulla differenza tra verità e simulazione — tema perfettamente 2026, in un’epoca in cui distinguere l’autentico dall’algoritmo è diventato un esercizio quotidiano.
Tre minuti di kick elettronico ipnotico, poi una snare roll che apre tutto come una finestra — e dura altri trenta secondi prima di svanire. Il brano non esplode perché il desiderio spesso non lo fa. “I know it’s just dopamine / But it feels so real to me.”
L’originale era romantico. Questa versione è trasformata in un tributo a suo figlio. “Blow my mind / Your unbearably cute scrumptious little face” — imbarazzante? Forse. Punk? Assolutamente. È la cosa più onesta che si possa cantare.
Robyn che sale sul palco e dice quello che pensa. “You think I’m soft / Like that’s a flaw somehow / I’m not that tough, who wants to be that way?” La vulnerabilità come forza — tema che porta avanti da trent’anni ma qui suona completamente libero.
Il vertice emotivo del disco. Vocoder pesante, synth che disturbano. Una canzone su come due persone possano percorrere l’intero arco di una relazione — desiderio, tenerezza, le battute private che esistono solo tra voi — e poi vederla dissolversi nel nulla. “All I wanted was for you to get silly with me.” La riga più vulnerabile dell’album, cantata appena fuori tempo.
Il banger pulito. Produzione di Oscar Holter, co-writing di Max Martin — il loro primo lavoro insieme dal 2010. Bassline sincopata, groove infettivo. La canzone del telefono erotico come metafora della connessione umana. Non è Dancing on My Own, ma non vuole esserlo.
Completamente aliena rispetto al resto. Robyn rappa sulla sua esperienza con l’IVF, le app di dating, l’allattamento mentre scorre Raya. “My body’s a spaceship with the ovaries in hyperdrive.” Concepita come risposta ad André 3000. Probabilmente la traccia più audace della sua intera carriera.
“I lost you but I want to be better / Wanna face up to my issues for real.” Più quieta, cinematografica. Costruisce la coda emotiva del disco verso il finale.
Chiusura lenta e luminosa. Non esplosiva, ma coerente con il senso di pace che pervade tutto il disco. L’astronave ha atterrato.
Sexistential non è un disco pensato per il booth nel senso tradizionale — le tracce sono corte, alcuni build non esplodono. Ma ci sono momenti precisi che funzionano:
Sexistential è un disco di qualcuno che ha smesso di cercare approvazione. Non è il più lungo di Robyn, non è il più vario, e le ultime due tracce non reggono il confronto con i momenti migliori. Ma è il disco più libero che abbia mai fatto.
Metacritic 82/100 con “Universal Acclaim” non mente. Resident Advisor lo definisce “uno dei suoi lavori più grandi”. Rolling Stone e Guardian danno 4 stelle su 5.
La cosa più importante però non è la critica. È che Sexistential è un documento di qualcuno che ha attraversato la vita — davvero attraversata, non simulata — ed è tornata a raccontarla sul dancefloor. Questo è quello che Robyn ha sempre fatto meglio. E non ha mai suonato più autentico di adesso.
Il ritorno più atteso degli ultimi anni mantiene la promessa. Body Talk mood, vita vera, filtro zero. Per chi ama il dancefloor come luogo di catarsi emotiva — questo è il disco dell’anno.
| # | Titolo | Durata | Note |
|---|---|---|---|
| 01 | Really Real | 3:34 | Apertura |
| 02 | Dopamine | 3:35 | Singolo · Nov 2025 |
| 03 | Blow My Mind | 2:58 | Rework 2002 |
| 04 | Sucker For Love | 3:34 | — |
| 05 | It Don’t Mean A Thing ★ | 3:07 | Best track |
| 06 | Talk To Me | 3:20 | Singolo · Max Martin |
| 07 | Sexistential | 2:21 | Singolo · IVF rap |
| 08 | Light Up | 3:24 | — |
| 09 | Into The Sun | 3:38 | Chiusura |
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Scritto da: Redazione
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