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Fatboy Slim e il dito medio a Trump: quando il DJ fa politica

today10 Aprile 2026 7

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100° show a Glastonbury. Norman Cook sceglie di non stare zitto.

29 giugno 2025. Worthy Farm, Pilton, Somerset. Norman Cook — in arte Fatboy Slim — sale sul palco del Glastonbury Festival per la sua centesima performance. Non un numero tondo qualsiasi: cent volte sullo stesso campo, cent volte a dire che la musica balla ancora.

E questa volta, balla contro.

Alle sue spalle, sul ledwall, compaiono le immagini di Donald Trump. Cook non fa spiegazioni. Non servono. Scandisce parole. Decine di migliaia di persone capiscono e alzano il dito medio al cielo in sincrono. Il video gira in tutto il mondo nel giro di ore.


La politica entra nel club — e non è la prima volta

La dance music ha una storia con la politica. Non è un’alleanza comoda, non è ideologicamente compatta — ma è reale e radicata.

House e techno nascono negli Stati Uniti da comunità marginalizzate: neri, queer, Latinos. Il dancefloor è già di per sé un atto di resistenza. Quando Larry Heard costruisce Can You Feel It nel 1986, non sta solo assemblando note — sta creando uno spazio dove certi corpi possono esistere senza essere perseguitati.

Poi vengono gli anni ’90 britannici: la rave culture, i Criminal Justice Acts, le sound system dell’M25. Il rave era illegale, e lì stava il punto. Norman Cook viene da quella stagione. I Housemartins, poi i Beats International, poi Fatboy Slim: una traiettoria che ha sempre avuto sotto la big beat e i campionamenti un filo di consapevolezza che non si è mai spezzato del tutto.


Il gesto, il contesto, la scelta

Mandare Trump a quel paese a Glastonbury non è un gesto estemporaneo. È uno spettacolo mediatico costruito — Cook lo sa, lo ha voluto così.

Glastonbury non è un festival qualsiasi. È un presidio culturale britannico storicamente orientato a sinistra, il palco dove da decenni si esprimono posizioni che i media mainstream evitano. Che un DJ di 61 anni scelga il suo centesimo show per una dichiarazione di questo tipo non è spontaneità: è una scelta consapevole davanti a un’audience globale.

Il peso di quella scelta è proporzionale alla carriera di chi la fa. Fatboy Slim ha venduto milioni di dischi, ha suonato alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra 2012, ha portato la dance music nelle case di una generazione intera. Quando una figura di quel calibro alza il dito medio lo fa davanti a tutti — e tutti devono prendere posizione su quel gesto.


Il DJ come soggetto politico

C’è una domanda che il gesto di Cook riapre ogni volta: i DJ devono schierarsi?

Non c’è risposta univoca. La tradizione berlinese della club culture preferisce la neutralità del dancefloor come spazio sacro, dove le identità politiche si sciolgono nella musica. La consolle non è un pulpito.

C’è però un’altra corrente, altrettanto forte, che dice che la neutralità è già una posizione. Che stare in silenzio in certi momenti equivale a una scelta conservatrice, non apolitica. Che chi ha un microfono e un ledwall da venti metri ha anche una responsabilità.

Norman Cook ha scelto. Al numero cento. Come se stesse aspettando il momento giusto da trent’anni.

Quello che rimane, dopo il gesto, è la musica. Praise You è ancora lì. Right Here, Right Now gira ancora nei club. The Rockafeller Skank si sente ancora nelle playlist di chi aveva vent’anni nel 1998.

La politica passa. La cassa rimane.


FAQ

Quando ha suonato Fatboy Slim a Glastonbury?

Il 29 giugno 2025, durante il Glastonbury Festival. Era la sua 100ª esibizione al festival, record assoluto tra gli artisti dance.

Cosa è successo esattamente durante il set?

Norman Cook ha proiettato immagini di Donald Trump sul ledwall, ha scandito slogan contro di lui e guidato il pubblico ad alzare il dito medio verso lo schermo. Il video è diventato virale in poche ore.

Non è la prima volta che la dance music fa politica?

No. House e techno nascono nelle comunità nere e queer di Chicago e Detroit negli anni ’80. Il rave britannico degli anni ’90 era direttamente in conflitto con il Criminal Justice Act. La storia è lunga.

I DJ devono schierarsi politicamente?

La scena è divisa. La tradizione berlinese preferisce la neutralità del dancefloor come spazio sacro. La tradizione anglosassone ha sempre mescolato musica e dichiarazione politica. Cook ha scelto il secondo campo — davanti a tutto il mondo.

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Intanto, la cassa non smette di girare.

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cassa e basta

Scritto da: Andrea Rango

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