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Main Stage by ONESOLO #001 ONESOLO
Vent’anni tra i piani alti di Universal, Warner e Sony, undici come resident all’Old Fashion di Milano, poi la scelta di costruire qualcosa di suo. Andrea Corelli è uno di quegli uomini che la musica dance l’ha vissuta davvero — non da spettatore, non da teorico. Da dentro. Oggi è Head of Booking di GEKAI on Stage: sa come funziona il mercato, conosce i numeri, ha visto cosa si rompe e cosa tiene.
Come nasce il tuo percorso nella musica dance? Da DJ a uomo di industria.
E’ corretto, ho iniziato come DJ da cameretta. Poi sono passato per le radio e dalle radio sono arrivato ai club. Di lì ho cercato di immaginarmi come sarebbe stato da “grande” e ho pensato che non avrei per sempre messo i dischi nei club, quindi ho puntato la discografia. Da una città di provincia come Udine (da cui provengo) non era proprio facilissimo, ma la fortuna mi ha aiutato, facendomi conoscere Umberto Labozzetta, che collaborava come consulente nella radio di Pordenone dove lavoravo i pomeriggio (TPN Hit Energy). Umberto di lì a poco avrebbe aperto la sua agenzia di comunicazione – la Lab Promotion, e mi invitò a lavorare con lui a Milano sul repertorio dance, così mi trasferii a Milano il 2 gennaio 2000. Pochi mesi dopo feci un colloquio in Universal.
Undici anni come resident all’Old Fashion di Milano: cosa ti ha insegnato stare dall’altro lato del bancone?
Non solo gli undici all’Old Fashion, ma i 24 complessivi di attività a me sono serviti per due asset principali: l’allenamento dell’orecchio, che è stata la mia reale competenza di partenza per fare l’A&R in discografia, e la psicologia della pista. La psicologia della pista è molto simile a quella di una stanza. Se metti il disco giusto, ma nel momento sbagliato, non ottieni l’effetto desiderato. Lo stesso accade in una riunione: la cosa giusta al momento giusto fa la differenza.
Come funzionava la macchina dance dentro una major? Quali erano le vere leve decisionali?
Come recita un vecchio spot “la vita è fatta di priorità”. Lo stesso accade dentro alle grandi aziende. Le priorità vengono decise in base all’impatto che hanno sul business. Se ti trovi con in mano una hit che nasce dall’underground, ma in quel momento l’artista pop del momento ha il suo singolo di riposizionamento fuori non c’è alcuna possibilità che le priorità si invertano: la tua hit che viene dal nulla riceverà meno impegno. Quindi, per rispondere alla tua domanda: le decisioni si prendono sempre in gruppo, ma poi la quantità di lavoro da metterci sopra la decidono poche persone, che hanno la visione di insieme del business.
Dopo i fasti degli anni 90 la dance in Italia è sempre stata trattata come figlia di un dio minore dai grandi network ad esclusione di realtà come m2o e RIN. Dentro le major era lo stesso?
Mah, non mi sembra che durante i fasti degli anni ‘90 la dance in Italia ricevesse un trattamento differente in tutta onestà. E dentro le major era lo stesso. La generazione dirigente di quel periodo era fatta da rockettari che in gran parte non comprendevano la vastità e l’impatto del fenomeno, oltre a ritenerlo musicalmente fastidioso.
Tra Universal, Warner e Sony: differenze di approccio alla musica dance?
Hmmm bella domanda. Non credo di poter rispondere perché le ho vissute tutte in periodi differenti. Quel che posso dirti è che non c’è un approccio costante. Nel tempo tutte e tre le major hanno alzato a abbassato la priorità del fenomeno in base alla loro lettura del mercato e l’indirizzo del management internazionale. Quando ho lavorato in Universal nel 2000 era tutto sbilanciato sulle compilation e il marketing strategico. Quando ci ho di nuovo collaborato a metà degli anni 2010 invece era una priorità per la frontline e le compilation erano ormai morte e sepolte. In tutti i casi, quando ho lavorato all’interno di una di queste, erano momenti buoni di mercato, tali da permettere l’organizzazione di un team di lavoro internazionale.
Nel 2004 hai fondato M.O.D.A. mentre lavoravi già coi grandi. Cosa ti mancava in quel contesto che hai cercato di costruire da solo?
Probabilmente un po’ di sale in zucca credo… scherzi a parte. L’innamoramento delle grandi case discografiche per un genere piuttosto che un altro è ciclico. Nel 2004 la Warner era, a livello globale, meno interessata a quel tipo di repertorio, per cui mi fu generosamente offerto di spostarmi a seguire il repertorio pop italiano. Non faceva per me, per cui decisi di lasciare e portarmi il bagaglio di esperienza per applicarlo all’imprenditoria. E’ stata un’avventura bellissima e faticosissima. Ho sbattuto la faccia contro il muro diverse volte e sono state le lezioni più importanti che ho ricevuto.
Streaming, TikTok, Spotify Wrapped: come è cambiato il modo di fare A&R dance negli ultimi 5, ma direi anche 10, anni?
E’, senza ombra di dubbio, completamente differente. Se pensi che quando ho iniziato ricevevo i pacchetti con i CD, poi gli mp3. Solo questo è sufficiente a capire di che stiamo parlando. Una volta era il gusto dell’A&R a fare la differenza. Oggi si cerca di concentrarsi sui numeri prima che sul progetto. Giusto? Sbagliato? Non so dirlo. Di certo i numeri non raccontano facilmente quel fenomeno fuori dagli schemi che qualcuno intuisce prima che colpisca tutti in faccia. In questo modo, in altre parole, “Children” di Robert Miles, o “Satisfaction” di Benny Benassi, non li vedremo mai arrivare.
Oggi si cerca di concentrarsi sui numeri prima che sul progetto. Giusto? Sbagliato? Non so dirlo.
Il mercato dance italiano è in salute o stiamo vivendo di rendita?
Ti direi nessuno dei due. Non siamo in salute e non stiamo vivendo di rendita. Il fatto che ci siano ancora alcune realtà profittevoli e funzionanti non vuol dire che tutto il mercato stia bene. Nel 2026 generare revenues vere dal consumo della musica è un’impresa, spesso molto casuale nel suo risultato. I club sono attaccati a un respiratore della terapia intensiva. La situazione geo-politica non aiuta perchè genera ansia che quindi abbassa le spese messe in circolo dai consumatori, prima di tutto sull’intrattenimento. Direi che ne abbiamo abbastanza onestamente, no? Non credo di sbagliare quando dico che fare la dance per lavoro è diventato molto più difficile rispetto a quando ho iniziato.
Cosa manca strutturalmente alla dance italiana per competere a livello europeo?
Un vero strumento di collaborazione. Non esiste una piattaforma condivisa su cui lavorare tutti per obiettivi comuni. Da sempre ogni singolo imprenditore della filiera si è fatto i fatti suoi senza coltivare una rete che in altri paesi, invece, sono spesso stati in grado di organizzare. Forse esagero, ma penso che abbiamo una mentalità molto provinciale: ognuno il suo orticello da proteggere, gli altri sono solo nemici prima ancora che competitor e quindi sto bene a fare le cose da solo. Temo ci siano ragioni culturali difficili da sradicare.
Head of Booking per Gabry Ponte e GEKAI: cosa significa davvero fare booking in Italia nel 2026?
Mi allargo: lavoriamo con tutto il mondo per cui ti do una risposta più ampia ancora. E’ un lavoro che è cambiato molto rapidamente negli ultimi anni. Stiamo assistendo quasi impotenti a una crisi dei club senza precedenti, mentre i grandi eventi sono diventati lo sbocco più ambito per tutti, ma alla portata anche di artisti emergenti. Certo, è diventato difficile per un emergente portare a casa la pagnotta solo con i grandi eventi, per cui
Credo di aver letto 200 date in un anno per GEKAI: confermi? Se si, come si gestisce una macchina del genere? Ci sono i colli di bottiglia?
Si, ci sono stati anni in cui abbiamo anche superato questi numeri. La risposta è: con grande rigore. Il sistema di gestione deve funzionare nei momenti tranquilli, per poi andare con il pilota automatico nei momenti più intensi, in modo che quando arriva una crisi la si gestisce senza dover pensare alla gestione corrente, che nel frattempo è diventata un automatismo. Se ci sono colli di bottiglia? Si, ma sono tutti al di fuori del mio team, per cui non ne posso parlare ;-).
Il rapporto con i club e i festival italiani: è migliorato, peggiorato o è semplicemente cambiato?
Direi che è solo cambiato. Il contesto cambia e gli attori si adattano. Quel che permette agli attori di fare meglio e con meno fatica il loro lavoro è la strada che si delinea. Sempre. Se una volta l’agente era il “gatekeeper” delle informazioni sugli artisti e il passaparola con i proprio competitor per i booker era l’unico modo di valutare quelle informazioni, ora i social restituiscono uno specchio della realtà. Certo non è uno specchio preciso, ma abbiamo tutti maturato la malizia sufficiente a identificare le distorsioni del caso, no?
HAT Music, la “LinkedIn della musica”: ci credi davvero? Perché l’industria ne ha bisogno?
Pensa quando hai iniziato a fare questo lavoro, se ci fosse stata una piattaforma come HAT Music, come sarebbe cambiato il tuo percorso di crescita, no? Trovo meravigliosa la possibilità che la tecnologia ci offre oggi e HAT Music risponde a un “pain point” molto preciso che c’è da sempre: gli artisti non trovano canali per comunicare con i professionisti che possano offrirgli i loro servizi. L’industria non ne ha direttamente bisogno, ma indirettamente si: artisti bloccati da questo problema risolvono il loro problema e possono sbocciare in fenomeni che poi l’industria ha gli strumenti per portare al livello successivo.
Un consiglio a chi vuole lavorare nell’ industria musicale, non sulla musica.
Il primo consiglio è più scontato: ripensaci! Il secondo, se già ci hai ripensato più volte, è di guadagnarti la visibilità che ti serve per entrare in questo mondo. E’ una super nicchia e siamo 4 gatti: più persone conosci (senza fare la/lo stalker, mi raccomando) e più persone ti avranno in mente nel momento in cui avranno bisogno di qualcuno. Una volta che hai avuto la prima opportunità giocatela bene perchè non sarà facile averne una seconda se non te la costruisci tu sulle basi della prima.
“Facciamo network”
Se potessi riscrivere una sola regola non scritta dell’industria dance italiana, quale sarebbe?
Scriverei “Facciamo network”. E’ sempre stato il grande limite della nostra filiera fatta solo da grandi imprenditori, ma quasi tutti lupi solitari che percepiscono i competitor solo come tali e non come asset per accrescere ulteriormente la potenza di fuoco del gruppo.
Arriviamo al momento che ci unisce, ONESOLO: selezionata come opening act nel tour delle arene di Gabry Ponte, già di per sé una scelta forte. Poi Radio Appalla … Una persona col tuo nome e background in major poteva andare ovunque: perché una web radio indipendente?
Ci sono due ragioni principali: la prima è che ONESOLO è un’artista di nicchia, e la nicchia è perfettamente raccolta da Radio Appalla. La seconda è che alle volte è più importante lavorare e contornarsi di persone con cui c’è affinità umana.
A proposito di ONESOLO, il lancio di un artista emergente oggi passa ancora dalla radio o è solo romanticismo? Cosa ti aspetti concretamente da questo tipo di esposizione/collaborazione?
La radio è uno dei pezzi del puzzle che costruiscono la carriera di un’artista. Anche nel 2026. Forse il suo peso è un po’ calato, ma non significa che ci siano delle ragioni per sacrificarlo a favore di altro. L’insieme dei pezzi compone l’immagine del puzzle. Se ne manca qualcuno il puzzle non è completo.
Il suo show, Main Stage, va in onda ogni giovedì sera su Radio Appalla. Per un uomo che conosce la musica, i dj e il clubbing dall’interno, cosa può dare oggi un progetto editoriale verticale sulla dance, anche estrema, che una grande piattaforma non riesce a dare a un’artista emergente?
Non ho dubbi su questo: il valore di un progetto verticale sulla dance è un’audience genuinamente connessa con la nicchia. Questo nessuna piattaforma mainstream potrà mai dartelo.
Grazie Andrea per questa chiacchierata.
Grazie a voi, è sempre un piacere!
Secondo Andrea Corelli, Head of Booking di GEKAI on Stage, il settore sta vivendo una crisi dei club senza precedenti, mentre i grandi eventi live sono diventati lo sbocco più ambito — e sempre più accessibile anche agli artisti emergenti. Il lavoro del booking agent si è trasformato radicalmente: i social hanno sostituito il “gatekeeper” delle informazioni, rendendo più trasparente (ma non infallibile) la valutazione degli artisti.
Completamente. Corelli ricorda che quando ha iniziato riceveva i CD per posta, poi gli mp3. Oggi si lavora prima sui numeri che sul progetto artistico. Il rischio, spiega, è perdere i fenomeni fuori dagli schemi: hit come Children di Robert Miles o Satisfaction di Benny Benassi non emergerebbero mai da un’analisi puramente algoritmica.
Un vero strumento di collaborazione. Corelli è netto: in Italia ogni operatore della filiera — label, agenti, promoter, club — lavora in isolamento, proteggendo il proprio orticello invece di costruire reti condivise come avviene in altri mercati europei. Una mentalità, dice, con radici culturali difficili da sradicare.
Sì, anche nel 2026. Corelli usa una metafora precisa: la radio è uno dei pezzi del puzzle che costruisce la carriera di un artista. Il peso specifico può essere calato, ma toglierlo significa consegnare un puzzle incompleto. Per ONESOLO, opening act nel tour delle arene di Gabry Ponte, Radio Appalla ha rappresentato la scelta giusta proprio per la sua audience genuinamente connessa con la nicchia dance — qualcosa che nessuna piattaforma mainstream può replicare.
Il primo consiglio di Corelli è ironico ma serio: ripensaci. Il secondo: costruisci visibilità nella nicchia, perché l’industria musicale è un ambiente piccolo dove il passaparola è tutto. Una volta ottenuta la prima opportunità, giocatela bene — la seconda non arriva da sola, ma si costruisce sulle fondamenta della prima.
GEKAI on Stage
L’agenzia di booking, management e label di Gabry Ponte — il contesto professionale in cui opera Andrea Corelli.
→ gekai.dj
ONESOLO — Profilo DJ su Radio Appalla
Chi è ONESOLO, il suo sound Big Room Techno e il suo programma Main Stage in onda su Radio Appalla.
→ radioappalla.it/members/onesolo
Andrea Corelli su LinkedIn
Il profilo professionale di Andrea Corelli: vent’anni di industria musicale tra major, imprenditoria e booking.
→ linkedin.com/in/andreacorelli
RADIO APPALLA
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Scritto da: Andrea Rango
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