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Main Stage by ONESOLO #001 ONESOLO
C’è un momento preciso a Ultra Miami 2026 che vale più di qualsiasi analisi di mercato. Alesso e Martin Garrix entrano insieme sul Main Stage. Parte If I Lose Myself. Bayfront Park esplode.
Non è nostalgia. O meglio: non è solo nostalgia. È qualcosa di più strutturato, più interessante, e vale la pena capire perché.
La progressive house — quel suono costruito su build-up lunghi, melodie ariose, drop che arrivano come liberazione fisica — ha vissuto la sua età dell’oro tra il 2011 e il 2015. Swedish House Mafia, Avicii, Martin Garrix, Hardwell, Alesso: nomi che hanno portato la dance music negli stadi, nelle compilation di massa, nei film di Hollywood.
Poi è arrivata la reazione. La critica underground ha sentenziato: troppo facile, troppo commerciale, troppo costruito per l’effetto immediato. La scena ha spostato l’attenzione verso la techno, la house più profonda, il minimal. La progressive house è diventata il genere di cui vergognarsi — musica da playlist Spotify, da palestre, da turisti che ballano al Pacha senza sapere chi sta suonando.
Il problema è che nel frattempo la gente continuava ad amarla. Semplicemente non lo diceva ad alta voce.
Il segnale più chiaro arriva dall’ADE 2025: tre nomi — DubVision, Third Party e Matisse & Sadko — formalizzano un progetto comune nato da mesi di B3B set in giro per il mondo, e lo chiamano HALŌ. Non è una reunion nostalgica: sono tre artisti attivi, con un suono contemporaneo, che costruiscono un supergroup dedicato esplicitamente alla progressive house.
Il debutto ufficiale è al Ziggo Dome di Amsterdam nel marzo 2026. Il debut americano è Ultra Miami 2026, dove HALŌ porta sul Main Stage una versione aggiornata del genere — più profonda dell’era 2013, meno semplificata, ma con la stessa capacità di costruire tensione collettiva che aveva reso quella musica così potente.
Nello stesso weekend di Ultra, Alesso e Garrix salgono insieme sul palco per la prima volta in anni. Il set è una sequenza di classici e materiale nuovo, e il video che gira sui social nelle ore successive ha numeri che nessun set techno di pari livello avrebbe generato. La progressiva muove ancora le masse.
Vale la pena chiedersi perché il ritorno sta succedendo adesso, nel 2026, e non due anni fa.
Una parte della risposta sta nel ciclo generazionale: chi aveva 16 anni nel 2012 ne ha oggi quasi 30, ed è il pubblico più attivo nei festival internazionali. Per loro la progressive house non è vecchia — è la colonna sonora di quando si sono innamorati della dance music. Non la cercano per nostalgia, la cercano perché è parte della loro identità.
Ma c’è una seconda parte della risposta, più tecnica. La progressive house del 2025-2026 non suona come quella del 2012. HALŌ porta elementi di melodic techno, strutture più complesse, una produzione che non ha più il suono piatto da radio FM che aveva vent’anni fa. Garrix ha passato anni ad affinare un sound che oggi sa stare su un palco da 80.000 persone senza sembrare vuoto. Afrojack, David Guetta e Amél con Our Time hanno unito quattro generazioni di produttori su un singolo che suona come un’idea nuova pur rispettando tutte le regole del genere.
Non è il passato che torna. È un linguaggio che si è raffinato mentre era in esilio.
L’Italia ha un rapporto storico con la progressive house che tende a non essere raccontato abbastanza. Il sound delle radio dance degli anni 2000-2010, il circuito dei club adriatici, la tradizione trance-progressive che ha formato generazioni di DJ italiani — tutto questo ha un filo diretto con quello che oggi vediamo tornare sui main stage mondiali.
Marco Carola, Ilario Alicante, la scena napoletana: radici tech-house, ma con dentro quella capacità di costruire emozione collettiva che è il cuore della progressive. Lato opposto dello spettro, stesso istinto.
Se la progressive house torna a essere rispettabile anche nei circoli più critici, la scena italiana ha tutto da guadagnare dal riconoscimento di una tradizione che ha sempre suonato — anche quando non conveniva ammetterlo.
Un revival è quando ripeti il passato sperando di ricreare un’emozione. Una rinascita è quando usi il passato come materiale per costruire qualcosa di nuovo.
Quello che sta succedendo con HALŌ, con Garrix e Alesso, con Afrojack e Guetta, si avvicina più alla seconda definizione. Il suono è cambiato, il contesto è cambiato, il pubblico è cambiato. Quello che rimane è l’istinto fondamentale: musica costruita per fare effetto su una folla grande, con melodie che si ricordano e drop che arrivano dove devono arrivare.
Non è il genere più coraggioso della dance music. Non è il più innovativo. Ma è quello che, quando funziona, riesce a mettere d’accordo 80.000 persone in un parco al tramonto di Miami.
Non è poco.
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Scritto da: Andrea Rango
Garrix Alesso Ultra Miami 2026 HALŌ supergroup progressive house progressive house 2025
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