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Elena Tanz

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APPALLA SHOW - Fast Track di Elena Tanz

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Fast Track

IL VIAGGIO MUSICALE DI ELENA TANZ

Il Fast Track è la nostra musica ... La musica dance ... Una musica che non ha tempo, può essere lenta o veloce, può essere nuova o non troppo, dura all'infinito nel tuo cuore.



Originaria di Udine, Elena Tanz si avvicina alla musica dance fin da giovanissima grazie all’emittente privata Rete Nord Est, fondata dal padre negli anni ’80. Cresciuta tra vinili e regia radiofonica, inizia presto a esibirsi come DJ, diventando una delle prime donne in consolle in Friuli.

Dagli esordi nei club iconici come La Grotta Faraonica e l’Aqua disco Imagine, alla svolta del 2004 con l’incontro decisivo con Gigi D’Agostino, il percorso artistico di Elena si arricchisce fino alla collaborazione nel team m20 e alla fondazione del suo progetto musicale indipendente nel 2013.

Oggi Elena Tanz è una figura di riferimento per la musica dance italiana, capace di fondere femminilità, vinile e sonorità elettroniche in set che spaziano dagli anni ’90 ai brani contemporanei. Dal 2016 lavora in un laboratorio creativo dove sperimenta senza limiti, alimentando ogni giorno la sua passione, ora raccontata anche su Radio Appalla.

Elena Tanz è molto più di una DJ e voce autorevole nel panorama della musica dance: è anche una produttrice e scrittrice ed ha costruito nel tempo un percorso indipendente, coerente e profondamente personale.
In questa intervista ripercorriamo con lei le tappe della sua carriera, le sfide affrontate come donna in un ambiente ancora fortemente maschile, e il valore del DJing come professione. Spazio anche al suo nuovo libro, Vicini, che apre una finestra intima su un altro lato del suo universo creativo.

🎧 Percorso e storia personale

Elena, partiamo dall’inizio: che ricordi hai dei tuoi primi approcci alla musica nella radio di tuo padre?
Ciao e grazie di questo spazio bellissimo che mi state dedicando!

Il primissimo ricordo è ancora estremamente vivo nei miei occhi… Ero bambina, credo di aver avuto all’incirca otto anni, non di più, era domenica pomeriggio ed ero in Radio con mio papà. Stava suonando un disco: “I feel Love” di Donna Summer, e lo stavamo registrando su cassetta (al tempo la programmazione notturna e le ore non in diretta del giorno, girava su cassette).

Mio padre mi fece guardare il vinile in controluce e disse “la vedi quella linea più scura? Quando la puntina arriva li vuol dire che la canzone è finita! Io vado di la a fare delle cose, avvisami prima che finisca”. Mi lasciò sola nello studio della diretta, a guardare quel vinile ruotare, ma non avevo idea di quanto effettivamente dovesse essere vicina la puntina a quella linea più scura. Così ogni trenta secondi correvo agitata nell’altra stanza ad avvisare mio papà che la canzone stava finendo, perchè la puntina mi sembrava sempre più vicina a quella linea scura. A lui ovviamente bastava ascoltare dalla stanza accanto, per capire a che punto fosse la traccia, ma veniva comunque a guardare il disco per dirmi “oooh, manca ancora tantissimo”. Ecco, diciamo che quello è stato il mio primo approccio “responsabile” alla radio e alla gestione del tempo 🙂

Quanto ha influenzato quella esperienza il tuo percorso artistico?
Tantissimo.
La radio è importantissima.
La radio ti da il senso del tempo e della continuità.
E per me questa esperienza è stata tutto. Non penso che avrei fatto la dj se non avessi avuto la grande possibilità di avere tutta quella strumentazione e quella musica a mia disposizione. E credo che non avrei nemmeno avuto formazione e cultura musicale, quindi direi che per me è stato uno step fondamentale.

Nel corso degli anni hai costruito un’identità musicale forte e riconoscibile. Cosa ti ha spinta a scegliere la via della musica elettronica e, in particolare, del DJing?
L’Amore. Le endorfine che provo quando mixo, l’adrenalina quando lo condivido con un pubblico. La profonda sensazione di benessere e di sentirmi bene in consolle, integrata. Un posto che sento mio, che non mi ha fatto mai dubitare di me. La storia d’Amore più lunga della mia vita, con le sue battaglie, le ferite e le vittorie in una corsa che non si ferma mai

Hai vissuto e contribuito all’evoluzione della scena dance italiana. Come descriveresti i cambiamenti principali che hai visto negli ultimi decenni, sia nel pubblico che nei luoghi in cui si fa musica?
Io penso che ci sia stato un cambio d’Epoca, non solo generazionale. Un pò come il passaggio dall’età della pietra all’era successiva. Ora da età moderna, ci troviamo nell’era digitale, ed è cambiato tutto, in primis il ruolo della Musica nelle vite di ognuno. Internet e i dispositivi elettronici hanno portato una rivoluzione quotidiana indescrivibile ad una velocità fiolle, Al punto da non riuscire ancora a rendercene conto. La Musica un tempo era una priorità, ora trovo che lo sia ancora, ma accanto ad essa se ne si sono aggiunte tante altre. Così anche i luoghi: ci sono posti che appartenevano al passato e sono rimasti intrappolati a qualcosa che non c’è più, altri stanno combattendo per trovare la propria identità in un epoca che impone il cambiamento.

🎧 Essere DJ donna in un mondo prevalentemente maschile

Hai spesso parlato del ruolo delle donne nel mondo del clubbing. Quanto è stato difficile, agli inizi, affermarti in un contesto dominato da uomini?
Ho dovuto combattere in ogni singolo momento della mia carriera. Agli inizi degli anni 2000 le donne dj erano pochissime, spesso mi sentivo un animale allo zoo, il pubblico che mi guardava stranito mentre io cercavo di costruirmi la mia credibilità, prima tecnica e poi musicale. Tutto questo sgomitando tra Uomini in veste da prime donne che avevano paura gli venisse rubata la scena.
Superate le scaramucce e tutte le bassezze che ho incontrato per strada, è arrivato il periodo delle donne che si esibivano in topless, e quindi ho dovuto lottare affinché l’attenzione fosse per la Musica e non per la mercificazione del corpo femminile.
Passato anche questo periodo, mentre la mia carriera prendeva forma espandendosi anche nel settore della produzione, non ho mai smesso di lottare per avere la stessa credibilità dei miei colleghi.

Ti sei mai trovata costretta a dover “dimostrare di più” rispetto ai tuoi colleghi maschi per essere presa sul serio? E se sì, come hai reagito?
SEMPRE! E non ho mai smesso di farlo, ma è una competizione con me stessa non con i miei colleghi. E’ brutto dover dimostrare sempre qualcosa a qualcuno, ma c’è anche il risvolto positivo, ovvero un costante miglioramento e appagamento personale. L’obiettivo è cercare di offrire sempre la versione migliore di me in consolle

Secondo te, cosa si potrebbe fare concretamente per rendere la scena elettronica più inclusiva e meno stereotipata rispetto al genere?
Dare più spazio alle donne competenti, e non soffermarsi solo a quelle ccpontenute in un “bell’involucro”. Testare la competenza e non soffermarsi solo all’aspetto esteriore, ecco, penso che questo sarebbe un ottimo punto di partenza!

🎧 Il DJ come professione

Oggi si parla molto della necessità di riconoscere il DJing come una vera e propria professione. Tu che lo vivi da anni sulla tua pelle, quali pensi siano i passi fondamentali per arrivare a una piena tutela e valorizzazione del mestiere?
Ricordate quando c’erano le carte d’identità di carta? Con lo spazio in cui indicare la professione? Io ho sempre avuto la dicitura disc jockey e l’ho sempre percepito come un lavoro anche formalmente. Col senno di poi, penso che la nostra professione dovrebbe fare un passo in dietro, eliminare gli improvvisati e riprendere la credibilità che aveva negli anni 90.
All’epoca i dj erano dei punti di riferimento, avevano conoscenza e competenza, oltre che tecnica e gavetta sulle spalle. La tecnologia ha reso la nostra professione accessibile a chiunque, persino alle veline o agli influencer, e in un certo senso ha portato a devalorizzare il nostro ruolo denigrandolo a una cosa che “possono fare tutti”. Sappiamo benissimo che non è così, nonostante arrivi una visione distorta della realtà. Quindi, secondo me, bisognerebbe prima riconquistare autorevolezza e poi tutelare e affermare la categoria dal punto di vista sociale e burocratico.

C’è ancora troppa confusione tra l’immagine del DJ da social e quella del professionista che lavora dietro le quinte: quanto pesa questa dicotomia sulla credibilità del settore?
Purtroppo pesa tantissimo, bisognerebbe aggirare l’ostacolo sfruttando i social per differenziarsi e far emergere le proprie competenze.

🎧 Il libro “Vicini”

Il tuo libro “Vicini” è un progetto molto personale e intenso. Come è nata l’idea di scrivere e cosa ti ha spinto a raccontarti in questa forma?
Mi reputo una creativa, e la musica benché sia la mia priorità, non è l’unica forma con cui mi esprimo. Amo la grafica e i colori, e amo anche scrivere.
Da quando avevo 14 anni ho l’abitudine di tenere dei diari su cui appunto pensieri e le cose che mi succedono. L’ultimo anno è stato molto difficile per una lunga serie di cose, tra cui anche un’inquietante esperienza di trasloco e dei vicini pericolosi. Quando la vicenda si è conclusa, rileggendo le pagine del mio diario, mi sono resa conto di avere in mano la trama di un thriller a tutti gli effetti. Cosi ho preso questa storia e l’ho voluta condividere pubblicamente: ho romanzato quelli che erano dei pensieri o racconti frammentari e ne ho fatto una storia. Certe cose non sono solo da film, ma possono succedere veramente anche se mai uno se lo aspetterebbe.

C’è un messaggio in particolare che speri arrivi a chi legge Vicini? Qual è il tipo di vicinanza di cui parli: personale, artistica, generazionale?
Non amo fare le morali o lasciare insegnamenti, anche perchè ritengo che non esistano maestri di Vita. Il mio unico obiettivo è condividere un’esperienza, perchè la vita è fatta di tante cose belle, di sogni, che a volte ti fanno inciampare in vicende che prendono la piega di un incubo.
Il titolo “vicini” è nel senso più stretto del termine: quelli della porta accanto. E se vogliamo anche la mia conclusione di non poter scindere il privato dalla mia sfera lavorativa, perché sono in simbiosi. Complementari. Vicini. Attaccati.

🎧 Presente, futuro e visione

Guardando alla scena attuale, c’è qualche giovane artista o tendenza musicale che ti sta particolarmente colpendo?
Nutro forti speranze in una giovane ragazza da poco entrata anche nel Team “Appalla”, OneSolo. Ho avuto modo di conoscerla, è una ragazza piena di talento, con una forte gavetta alle spalle, idealista, visionaria, entusiasta. Spero che asfalti tutti gli improvvisati con la sua energia!

Dopo la musica, la radio, i palchi e ora la scrittura: dove sta andando oggi Elena Tanz? Hai nuovi progetti in cantiere che puoi anticiparci?
Sono in cantiere tre progetti grossi, uno riguarda i miei spettacoli live, uno musicale, in cui voglio spingermi oltre (è in cantiere non so cosa uscirà non ha ancora una forma) e poi vorrei sperimentare un’esperienza di branding che nulla ha a che vedere con la musica e questo settore, ma devo ancora capire se è fattibile o resterà solo un sogno!

 

 

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