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Electronic music

Rosalía “Lux”: quando il club incontra la cattedrale (senza perdere il groove)

today9 Novembre 2025 8

Sfondo
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Non è un album “da club” in senso tradizionale, ma è impossibile ignorarlo se vivi la dance: “Lux” di Rosalía è una mossa dirompente che porta l’orchestra dentro l’immaginario del dancefloor e riporta il dancefloor dentro una liturgia pop di forte intensità spirituale. Uscito il 7 novembre 2025, il quarto lavoro di Rosalía trasforma la grammatica del pop contemporaneo in un dispositivo a quattro movimenti, cantato in tredici lingue e registrato con la London Symphony Orchestra: un progetto ambizioso che evita il citazionismo “classical crossover” e prova a fondere davvero mondi diversi.

Perché ne parliamo su una testata dance? Perché il dialogo tra pulsazione elettronica e dimensione rituale che sta al centro della club culture qui trova una narrazione inedita. L’innesco è il singolo “Berghain” (titolo che evoca il tempio techno di Berlino): un brano dove archi e cori camminano su pattern percussivi scolpiti, con un immaginario visivo che cita l’“orchestra nera” a pedinamento costante—un’idea di processione laica che risuona molto con l’estetica delle notti techno. Nel pezzo compaiono Björk e Yves Tumor, due nomi che la scena elettronica considera punti cardinali: non solo featuring prestigiosi, ma coordinate culturali.

Sul piano della ricezione critica, “Lux” ha incassato recensioni entusiastiche: 5 stelle da Rolling Stone UK, che lo definisce “un’opera sbalorditiva e ambiziosa” (e sottolinea l’uso delle 13 lingue); negli USA, Rolling Stone ha parlato del suo lavoro “più stupefacente”; Pitchfork l’ha insignito del bollino Best New Music. Non è solo hype: i numeri confermano l’attenzione—record Spotify per un’album in lingua spagnola pubblicato da un’artista donna nel suo primo giorno.

La materia sonora: tra tensione sacra e sospensione club

Lux” gioca su dinamiche più che su drops: crescendi orchestrali, spazi corali, percussioni che nascono acustiche e finiscono trattate in modo elettronico. L’intreccio delle voci femminili (ospiti come Carminho, Estrella Morente e Sílvia Pérez Cruz) resta ancorato alla tradizione iberica, ma nei dettagli produttivi—compressioni, micro-campioni, trasparenze ambient—si sente la mano di una generazione abituata a pensare in stems e layers. Le firme e gli arrangiamenti (fino a Caroline Shaw, Noah Goldstein, Pharrell) raccontano un metodo di studio ibrido e molto contemporaneo, che parla anche la lingua del club producer.

Lingue, santi e la “mistica” della pista

L’idea di cantare in tredici lingue—ogni lingua come specchio di una figura femminile—potrebbe sembrare lontanissima dalla cassa in quattro. Eppure, se guardiamo alla pista come spazio rituale (letti e analizzati infinite volte dalla cultura dance), l’operazione di Rosalía tocca corde simili: costruisce appartenenza attraverso gesti ripetuti (pattern, modulazioni), invoca trascendenza (i cori, la riverberazione), lavora sul corpo collettivo. In questo senso, “Lux” non è un album “contro” il club: è un album che amplifica la grammatica del club in una cattedrale pop.
The Guardian

“Berghain”: ponte esplicito verso la cultura techno

Al netto del titolo, “Berghain” usa una metrica lenta e solenne che invita a remix e re-edit. La presenza di Björk e Yves Tumor sposta il baricentro verso un’elettronica sperimentale e testuale: immaginiamo già versioni club-ready che scolpiscano la parte ritmica e alleggeriscano la densità corale mantenendo l’aura. Il video diretto da Nicolás Méndez ha un’estetica che chi frequenta i club riconosce: colore ridotto, trama a pedinamento, attenzione al gesto. È materiale che parla la lingua del festival di oggi, dove momenti di sospensione convivono con l’impatto.
Pitchfork

Accoglienza e impatto culturale

L’abbraccio della critica non è soltanto premio ai rischi artistici: indica una fame di complessità nel pubblico mainstream. Che Rolling Stone UK assegni 5★ e Pitchfork marchi Best New Music la dice lunga su come “Lux” sia percepito—una scommessa sul lungo periodo, di quelle che cambiano la conversazione. Per la nostra community: avere un album di pop “alto” che parla apertamente all’immaginario techno (anche solo per un singolo) sposta i confini e legittima la contaminazione—quella che ha reso la club culture un laboratorio culturale, prima ancora che un mercato.

Conclusione

“Lux” non sostituisce il bisogno fisico del dancefloor—lo prepara e lo rilegge. Per chi ascolta dance tutti i giorni, è un album da tenere in rotazione accanto alle uscite più utilitarie da set: fonte di idee su intro, breakdown, chiusure emozionali, ma anche di conversazioni che meritano di arrivare in radio, podcast e palchi. Per noi di Radio Appalla, è il segnale che la scena globale non ha paura di mescolare i registri: uno statement che fa bene al clubbing.

Ascolta Radio Appalla: Cassa e Basta!
(e raccontaci se “Berghain” entra nel tuo pre-party set).

Scritto da: Andrea Rango

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